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2 agosto 2009

Israele, choc per l'attentato al locale gay

Due adolescenti, un gay ed una lesbica, sono morti ieri in un attentato compiuto quasi sicuramente da un ebreo fondamentalista a Tel Aviv, numerosi sono i feriti. La comunita' GLBT era riunita nella sede di un'associazione per i diritti umani, quando improvvisamente un uomo vestito con il caffettano scuro tipico degli ultraortodossi ebrei ha fatto irruzione nel locale, aprendo il fuoco controi/le giovani che trascorrevano la serata. La polizia esclude che sia stato un attentato palestinese, si crede
piuttosto ad un'azione criminale dettata dall'omofobia, che anche in Israele e' molto forte. Il centro Open Mind e' vicino
al dolore della comunita' GLBT israeliana e lavorera' sempre per una societa' liberamente laica, scevra dall'influenza nefasta delle
religioni, per la convivenza pacifica di tutt*.





OPEN MIND glbt

Catania




permalink | inviato da openmindcatania il 2/8/2009 alle 14:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

21 luglio 2009

Comunicato stampa

Oggetto: Arrestata Drag Queen toscana in vacanza in Sardegna e allontanata con foglio di via e divieto di rientro a Sassari per tre anni


Mercoledì 15 Luglio, durante una delle frequenti retate della polizia a danno di prostitute immigrate nella zona di Predda Niedda, Michele Cicogna, nota Drag Queen toscana con il nome d'arte di Nikita Balli, è stato arrestato dalla polizia, schedato e trattenuto in carcere per più di 18 ore senza poter bere, mangiare e nemmeno telefonare ad un avvocato.
Al rilascio gli è stato consegnato un foglio di via con il divieto di ingresso nel comune di Sassari per i prossimi tre anni.

Al momento dell'arresto Michele si trovava all'interno della sua autovettura parcheggiata all'inizio della strada per Alghero dove, dopo aver rifornito, attendeva un amico, anche lui toscano in vacanza in Sardegna, con il quale intendeva raggiungere Alghero per incontrare altri amici e trascorrere piacevolmente la prima serata di vacanza.
Durante la retata sfrecciano di fianco a lui diverse pattuglie di polizia. Alcune si fermano, notano che non si tratta di immigrata e continuano dritti con battute del tipo: “Tu non ci interessi, noi cerchiamo ragazze vere”. Michele infatti è vestito da Drag Queen poiché, ad Alghero, avrebbe dovuto incontrare alcuni gestori di locali per concordare delle serate per agosto.
Alla fine una pattuglia si ferma e senza neppure controllare i documenti chiedono a Michele di seguirli in Questura per “un controllo di routine”. In questura comincia il calvario. Impronte digitali, foto segnaletiche e battute da caserma chiariscono a Michele che non si tratta affatto di un controllo di routine ma di un vero e proprio arresto. In quel momento cerca di spiegare l'errore, di essere un turista appena giunto in Sardegna e di essersi trovato là per caso poiché intenzionato ad andare ad Alghero. “Si, si, dicono tutti così” è la risposta e lo conducono nella cella comune dove rimarrà fino al rilascio avvenuto alle 18:00 del giorno seguente.

Distrutto dalla stanchezza e sotto un fortissimo choc emotivo Michele guida a casa dell'amico dove rimane fino a sabato quando decide di chiamare il Movimento Omosessuale Sardo e il numero verde nazionale contro le discriminazioni Gay Help Line 800.713.713, data la consolidata esperienza nel settore. L'avvocato Pietro Diaz, del foro di Sassari, prende in carico il caso e consiglia a Michele intanto di ottemperare al foglio di via e recarsi nella città di residenza per poi fare ritorno in Sardegna e procedere con il ricorso al TAR e, in seguito, avviare una causa civile per il risarcimento del danno subito.

Anticipando il decreto sicurezza appena licenziato dal Governo, la Questura di Sassari ha rispolverato una legge del 1956, modificata nel 1988, che prevede la facoltà per il Questore di avvisare oralmente o allontanare con foglio di via, persone la cui condotta viene ritenuta “pericolosa per la sanità, la sicurezza e la tranquillità pubbliche”. Una formula talmente generica da conferire al Questore un enorme potere rispetto alla libertà individuale di liberi cittadini.

Il Movimento Omosessuale Sardo condanna fermamente l'arresto e l'espulsione delle prostitute extracomunitarie, vittime esse stesse di sfruttatori e aguzzini e anello debole della catena dell'immigrazione clandestina e ritiene gravissimo l'arresto e l'espulsione di un libero cittadino al suo primo giorno di vacanza in Sardegna, reo unicamente di trovarsi nel luogo sbagliato al momento sbagliato. Rifiutiamo con sdegno la logica che sottende l'arresto, travestita uguale prostituta, e chiediamo pubblicamente al Questore se questo è il trattamento che ci dobbiamo aspettare nei confronti delle persone travestite o transessuali o, addirittura, delle drag queen, persone che si travestono per spettacoli di cabaret come in questo caso.
Michele avrebbe dovuto esibirsi sul palco del Queer Party, le feste organizzate dal MOS, alla riapertura di Settembre. Spettacolo che dovrà essere cancellato stante il divieto, per Michele, di ingresso nella nostra città.

Il Movimento Omosessuale Sardo invita tutte le persone gay, lesbiche e transgender a mostrare la propria solidarietà rispetto a quanto avvenuto. Recatevi - è l'appello - in vacanza a Sassari e in Sardegna per mostrare chiaramente che nessuno puà limitare i nostri diritti o cercare di colpire, annullandola, la nostra stessa dignità.

Invitiamo le forze politiche e le Istituzioni locali e nazionali a pronunciarsi su quanto accaduto e ad adoperarsi per garantire tutela e protezione a tutti i cittadini a prescindere dal loro orientamento sessuale, dall'identità di genre o anche, semplicemente, dal modo in cui si vestono.

Chiediamo infine al Questore un incontro ufficiale con il Movimento Omosessuale Sardo per capire se quanto avvenuto sia frutto di un semplice errore o di precisa volontà politica.


Per il Movimento Omosessuale sardo
Massimo Mele cell 3346317271

Per il Comitato Gay e Lesbiche Prato
Emanuele Bresci cell. 3474637511

 

 

 


Ufficio Stampa Gay Help Line

347.9578585

 



 




permalink | inviato da openmindcatania il 21/7/2009 alle 14:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

24 giugno 2009

Per M.M.

Il centro Open Mind GLBT, organizzatore del Catania Pride

2009 che si terra' il 25, 26 e 27 giugno, esprime la piu' sincera

solidarieta', stima e ammirazione a M.M. , la giovane e coraggiosa

donna che a Napoli e' stata massacrata dai fascisti per

avere difeso un gay deriso e insultato da questa banda di criminali.

Da tempo le nostre vite sono in pericolo nel nostro paese

per il rinnovato vigore della cultura clericofascista istituzionale

e non. Invitiamo M.M. al nostro Catania Pride, a sfilare insieme

a noi, se lo vorra', per essere punto di riferimento di una cultura

solidale e contaminante, per la costruzione di un nuovo mondo

possibile e necessario. Alle persone GLBT diciamo che le lotte

non si delegano e le invitiamo ad essere protagoniste delle

proprie. Non possiamo pretendere che siano sempre altr* a rischiare

anche la vita per la nostra dignita' e sopravvivenza.

OPEN MIND glbt

Catania




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11 gennaio 2009

Ricordando Alfredo Ormando

OPEN MIND GLBT  KALON GLBTE  AGEDO


Catania

ALFREDO ORMANDO

 

PER NON DIMENTICARLO, PER NON DIMENTICARE.

 

Il 13 gennaio 1998 è una data importante per la vita di gay, lesbiche, bisessuali e trans. È il giorno in cui un poeta siciliano omosessuale di 39 anni, Alfredo Ormando, decide di compiere il gesto estremo di bruciare il suo corpo per rendere VISIBILE la crudeltà e la fobia della gerarchia cattolica vaticana.

Prende il treno e dalla Sicilia arriva a Roma. È gennaio, fa freddo. Giunto nel cuore della chiesa cattolica romana, di fronte la maestosa basilica di San Pietro, si cosparge di benzina e tra la sorpresa mattutina dei pochi passanti, appicca il fuoco ai suoi abiti. Viene soccorso. Morirà dopo giorni di atroce agonia in un letto d’ospedale.

Per noi che già facevamo attivismo nelle associazioni GLBT, questo è stato un evento fondamentale per le nostre vite e le nostre pratiche politiche. Abbiamo raccolto l’eredità di Alfredo ri/cominciando a lottare con più orgoglio e determinazione. Sono trascorsi 11 anni da quel disperato gesto e, se facciamo un bilancio dei traguardi positivi, certo,  non c’è da rallegrarsi.

Neanche la più elementare legge contro le discriminazioni verso gay, lesbiche e transessuali è potuta entrare nell’ordinamento politico di questo Paese, per non parlare dei diritti delle coppie omosessuali e l’adozione dei minori. Le lesbiche continuano ad essere stuprate, i gay massacrati e le persone transessuali impunemente uccise ad un ritmo quotidiano impressionante. Anche la coscienza delle persone GLBT sembra palesarsi solo nei giorni dei Pride, mentre il quotidiano scorrere delle nostre vite, si consuma all’ombra - sicura? - dei locali commerciali o tra la cerchia di amic* illuminat*. Solo il rancore e il disprezzo assoluto e visibile delle gerarche cattoliche e delle altre religioni monoteiste spadroneggia.

Le ultime esternazioni della chiesa cattolica contro la civile richiesta di depenalizzare l’omosessualità nei paesi dove si viene uccis* per il proprio orientamento sessuale diverso dalla norma eterosessuale ci raccontano di una religione preda di delirio d’ onnipotenza. Tutto questo senza che lo stato italiano assolva all’elementare dovere di tutelare il diritto alla vita dei e delle cittadin* dall’ invasivo cancro di un pese straniero quel è la Città del Vaticano.

Per questo, ricordiamo Alfredo affinchè la sua memoria rimanga viva.

La memoria è identità.

Se perdiamo la nostra non esistiamo come gay, lesbiche, bisessuali e transessuali.

 

Catania, 13 gennaio 2009

 


                                  

www.kaloglbte.it  tel.: 3936711629


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5 gennaio 2009

Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?

Dal sito di PeaceReporter, l'intervento dell'ex ministro dell'informazione del governo di unità nazionale palestinese. Di Mustafa Barghouti

Ramallah, 27 dicembre 2008.

E leggerò domani, sui vostri giornali, che a Gaza è finita la tregua. Non era un assedio dunque, ma una forma di pace, quel campo di concentramento falciato dalla fame e dalla sete. E da cosa dipende la differenza tra la pace e la guerra? Dalla ragioneria dei morti? E i bambini consumati dalla malnutrizione, a quale conto si addebitano? Muore di guerra o di pace, chi muore perché manca l'elettricità in sala operatoria? Si chiama pace quando mancano i missili - ma come si chiama, quando manca tutto il resto?

E leggerò sui vostri giornali, domani, che tutto questo è solo un attacco preventivo, solo legittimo, inviolabile diritto di autodifesa. La quarta potenza militare al mondo, i suoi muscoli nucleari contro razzi di latta, e cartapesta e disperazione. E mi sarà precisato naturalmente, che no, questo non è un attacco contro i civili - e d'altra parte, ma come potrebbe mai esserlo, se tre uomini che chiacchierano di Palestina, qui all'angolo della strada, sono per le leggi israeliane un nucleo di resistenza, e dunque un gruppo illegale, una forza combattente? - se nei documenti ufficiali siamo marchiati come entità nemica, e senza più il minimo argine etico, il cancro di Israele? Se l'obiettivo è sradicare Hamas - tutto questo rafforza Hamas. Arrivate a bordo dei caccia a esportare la retorica della democrazia, a bordo dei caccia tornate poi a strangolare l'esercizio della democrazia - ma quale altra opzione rimane? Non lasciate che vi esploda addosso improvvisa. Non è il fondamentalismo, a essere bombardato in questo momento, ma tutto quello che qui si oppone al fondamentalismo. Tutto quello che a questa ferocia indistinta non restituisce gratuito un odio uguale e contrario, ma una parola scalza di dialogo, la lucidità di ragionare il coraggio di disertare - non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l'altra Palestina, terza e diversa, mentre schiva missili stretta tra la complicità di Fatah e la miopia di Hamas. Stava per assassinarmi per autodifesa, ho dovuto assassinarlo per autodifesa - la racconteranno così, un giorno i sopravvissuti.

E leggerò sui vostri giornali, domani, che è impossibile qualsiasi processo di pace, gli israeliani, purtroppo, non hanno qualcuno con cui parlare. E effettivamente - e ma come potrebbero mai averlo, trincerati dietro otto metri di cemento di Muro? E soprattutto - perché mai dovrebbero averlo, se la Road Map è solo l'ennesima arma di distrazione di massa per l'opinione pubblica internazionale? Quattro pagine in cui a noi per esempio, si chiede di fermare gli attacchi terroristici, e in cambio, si dice, Israele non intraprenderà alcuna azione che possa minare la fiducia tra le parti, come - testuale - gli attacchi contro i civili. Assassinare civili non mina la fiducia, mina il diritto, è un crimine di guerra non una questione di cortesia. E se Annapolis è un processo di pace, mentre l'unica mappa che procede sono qui intanto le terre confiscate, gli ulivi spianati le case demolite, gli insediamenti allargati - perché allora non è processo di pace la proposta saudita? La fine dell'occupazione, in cambio del riconoscimento da parte di tutti gli stati arabi. Possiamo avere se non altro un segno di reazione? Qualcuno, lì, per caso ascolta, dall'altro lato del Muro?

Ma sto qui a raccontarvi vento. Perché leggerò solo un rigo domani, sui vostri giornali e solo domani, poi leggerò solo, ancora, l'indifferenza. Ed è solo questo che sento, mentre gli F16 sorvolano la mia solitudine, verso centinaia di danni collaterali che io conosco nome a nome, vita a vita - solo una vertigine di infinito abbandono e smarrimento. Europei, americani e anche gli arabi - perché dove è finita la sovranità egiziana, al varco di Rafah, la morale egiziana, al sigillo di Rafah? - siamo semplicemente soli. Sfilate qui, delegazione dopo delegazione - e parlando, avrebbe detto Garcia Lorca, le parole restano nell'aria, come sugheri sull'acqua. Offrite aiuti umanitari, ma non siamo mendicanti, vogliamo dignità libertà, frontiere aperte, non chiediamo favori, rivendichiamo diritti. E invece arrivate, indignati e partecipi, domandate cosa potete fare per noi. Una scuola? Una clinica forse? Delle borse di studio? E tentiamo ogni volta di convincervi - no, non la generosa solidarietà, insegnava Bobbio, solo la severa giustizia - sanzioni, sanzioni contro Israele. Ma rispondete - e neutrali ogni volta, e dunque partecipi dello squilibrio, partigiani dei vincitori - no, sarebbe antisemita. Ma chi è più antisemita, chi ha viziato Israele passo a passo per sessant'anni, fino a sfigurarlo nel paese più pericoloso al mondo per gli ebrei, o chi lo avverte che un Muro marca un ghetto da entrambi i lati? Rileggere Hannah Arendt è forse antisemita, oggi che siamo noi palestinesi la sua schiuma della terra, è antisemita tornare a illuminare le sue pagine sul potere e la violenza, sull'ultima razza soggetta al colonialismo britannico, che sarebbero stati infine gli inglesi stessi? No, non è antisemitismo, ma l'esatto opposto, sostenere i tanti israeliani che tentano di scampare a una nakbah chiamata sionismo. Perché non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l'altro Israele, terzo e diverso, mentre schiva il pensiero unico stretto tra la complicità della sinistra e la miopia della destra.

So quello che leggerò, domani, sui vostri giornali. Ma nessuna autodifesa, nessuna esigenza di sicurezza. Tutto questo si chiama solo apartheid - e genocidio. Perché non importa che le politiche israeliane, tecnicamente, calzino oppure no al millimetro le definizioni delicatamente cesellate dal diritto internazionale, il suo aristocratico formalismo, la sua pretesa oggettività non sono che l'ennesimo collateralismo, qui, che asseconda e moltiplica la forza dei vincitori. La benzina di questi aerei è la vostra neutralità, è il vostro silenzio, il suono di queste esplosioni. Qualcuno si sentì berlinese, davanti a un altro Muro. Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?

(testo raccolto da Francesca Borri)

21 dicembre 2008

Presentata proposta di depenalizzazione dell'omosessualità. Il Vaticano col boia

La dichiarazione proposta dalla Francia per la depenalizzazione del reato di omosessualità, argomento del quale abbiamo già parlato, è stata presentata all'Onu dall'Argentina.

«Tra i paesi firmatari, oltre ai 27 membri dell’Unione Europea e quasi tutti i paesi sudamericani, vi sono Israele, Nepal, Giappone insieme ad alcuni paesi africani», si legge sul sito di Certi Diritti.

Il Vaticano, agitando i
soliti fantasmi da dare in pasto a menti poco allenate all'intelletto e usati ad arte dai fautori della violenza omofobica, si oppone fieramente contro questa richiesta legittimando di fatto le condanne a morte e le torture perpetrate in molti paesi del mondo ai danni delle persone GLBT.














La prossima volta che vai in chiesa e che ascolti messa, ripensa prima a queste immagini e poi che chi ti dà il corpo di Cristo potrebbe essere a favore di tutto questo.

Tu vuoi esserne complice?


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3 dicembre 2008

Depenalizzazione Rapporti Omosessuali

 
 

Lunedì mattina leggiamo con moltissimo piacere su
l'Unità che il segretario di stato agli Esteri francese, la poco più che trentenne Rama Yade, alla conferenza delle Ong all'Unesco a Parigi, ha dichiarato di voler presentare all'Onu una bozza di dichiarazione per la depenalizzazione universale dei rapporti omosessuali.

Un gruppo di donne italiane ha lanciato una petizione on line per raccogliere le firme a sostegno della depenalizzazione (cliccate qui)
.



E per l'angolo Diamo Fiato alle Fogne

Il Vaticano si oppone alla proposta che la Francia, a nome dei 25 Paesi della Ue, si appresta a fare all'Onu per depenalizzare l'omosessualità nel mondo. Lo afferma mons. Celestino Migliore, rappresentante della Santa Sede (cliccate, non ve ne pentirete) presso le Nazioni Unite. Per il presule ciò creerebbe discriminazione degli Stati che non riconoscono il matrimonio tra persone dello stesso sesso, che "verrebbero messi alla gogna". L'Italia ha firmato l'appello.

"Ma qui - ha avvertito -  la questione è un'altra. Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di Paesi, si chiede agli Stati ed ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione che creeranno nuove discriminazioni".

"Per esempio - ha osservato mons. Migliore -  gli Stati che non riconoscono l'unione tra persone dello stesso sesso come 'matrimonio' verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni".


Ben venga la gogna per questi stati che ancora vivono nel medioevo!!!


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2 dicembre 2008

Premio di poesia Carlo Labisi




L’Associazione Siciliana Culturale “KALON” GLBTE indice il concorso di poesia  “Carlo Labisi”
 

REGOLAMENTO

Art. 1) Il concorso e` aperto a tutti, senza distinzione di eta` anagrafica e di nazionalita`.
Art. 2) Si partecipa con una sola poesia, senza limiti di versi, a tema libero, in lingua italiana,
straniera o in vernacolo (per il vernacolo e la lingua straniera e` necessaria la traduzione in italiano).
Art. 3) La poesia deve essere inedita, mai pubblicata su riviste del settore o antologie e mai
premiata in altri concorsi.
Art. 4) Di ogni poesia e` richiesta una sola copia con firma ed indirizzo dell’autore (compreso quello
di posta elettronica).
Art. 5) Il materiale dovra` pervenire a Riccardo Di Salvo C.P. 265 Posta Centrale, 95100 Catania
entro il 28/02/2009.
 

MODALITA’ DI VINCITA
 
Art. 6) Le poesie pervenute verranno pubblicate sul sito KALON di Catania con in calce il nome e
cognome dell’autore.
Art. 7) Al primo classificato, verranno assegnati 250,00 euro e una targa personalizzata. Al secondo
e al terzo classificati, una targa personalizzata. Al quarto e al quinto classificati un diploma di
merito.
Art. 8) Il materiale giunto non verra` restituito.
Art. 9) La cerimonia della premiazione avverra` entro il mese di Aprile, in un luogo di cui sara`
data tempestiva comunicazione
Art. 10) Il giudizio della giuria e` insindacabile.
Art.11) La partecipazione al concorso implica l’accettazione del presente regolamento.
 

La giuria presieduta da Riccardo Di Salvo - presidente “Kalon (Catania)” e Sara Crescimone
- presidente Open Mind, Catania) è inoltre composta da:
 
Piva Edi componente - direttivo Kalon
Nigro Daniela - componente direttivo Kalon
Fasanaro Alessandra - componente direttivo Kalon
Middioni Calogero - componente direttivo Kalon
Amantia Luisa - dirigente scolastico
Claudio Marchese -scrittore – poeta
Fabrizio Cavallaro - fotografo-poeta


Partecipate!


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17 ottobre 2008

Perchè i bambini con genitori gay stanno bene?

http://europanazione.files.wordpress.com/2008/06/famiglia-gay-ikea-thumb.jpg

Tratto dal sito del Progetto Gionata:


Articolo di Sadie F. Dingfelder tratto da “Monitor on Psychology” dell’American Psychological Association (APA), vol. 36,  n.11, Dicembre 2005, p.66, tradotto da Stefano Ventura

I recenti studi dell’Associazione Psicologi Americani (APA) sfatano il mito che i figli di genitori omosessuali abbiano problemi a sviluppare relazioni sentimentali per la mancanza di una figura paterna o materna e, sorprendendo gli stessi psicologi, hanno dimostrato che un buono stile genitoriale, e non l’orientamento sessuale, porta ad una maggiore salute mentale dei bambini.
Ciò che può sembrare più sorprendente è che i figli di coppie omogenitoriali sembrano crescere bene, nonostante vivano in un mondo che è spesso intollerante con i loro genitori.

Molte delle sfide genitoriali che Steven James, PhD (ndr PhD o Ph.D. è la sigla di Doctor of Philosophy), affronta sono del tutto ordinarie. Per esempio, Greg, suo figlio di 9 anni e di solito studioso, di recente si è rifiutato di fare i compiti di geografia. “Non è proprio interessato a mandare a memoria stati e capitali” dice James, che presiede il corso in psicologia e counseling al Goddard College del Vermont.

Comunque, come genitore gay, James ed il suo compagno, Todd Hermann, PhD, hanno preoccupazioni che non tengono svegli altri genitori.
La più grande, dice James, è che i loro figli, Greg e Max, quest’ultimo di 4 anni, possano essere loro tolti se viaggiano in qualche paese ostile. L’adozione dei due bambini da parte di Jeames e Hemrann non è riconosciuta in 11 stati ed in molti paesi, e come risultato non possono visitare in sicurezza una parte dei loro nonni.
“Mio padre e sua moglie sono stati qui in visita qualche mese fa e ci hanno chiesto: ‘Perché non porti i bambini in Oklaoma?’.
Ho dovuto spiegare: ‘Le vostre leggi non rispettano la nostra adozione. Il vostro stato potrebbe mettere i bambini in un orfanotrofio senza che né io né voi possiamo dire nulla” dice James.

Famiglie come quella James-Hermann e le sfide che affrontano stanno diventato sempre più comuni negli Stati Uniti. Il censimento statunitense del 2000 ha stimato che 163.879 famiglie con bambini sono composte da coppie dello stesso sesso. Quel numero è verosimilmente aumentato oggi, dice Charlotte Patterson, PhD, professore di psicologia all’Università della Virginia.
“Sempre più persone scelgono di creare famiglie nel contesto dell’identità gay o lesbica”, afferma. “Inoltre, il censimento non ha probabilmente contato milioni di famiglie in cui esiste un solo genitore gay”, ricorda Judith E. Snow, una terapeuta che opera in Michigan ed autrice del libro "How It Feels to Have a Gay or Lesbian Parent" (Harrington Park Press, 2004). [“Come ci si sente ad avere genitori gay o lesbiche”].

Ma mentre le famiglie composte da gay – e lesbiche- fronteggiano una serie di sfide che le famiglie più tradizionali evitano – da guai legali e omofobia alle faccende di ogni giorno, come cercare di riempire i moduli scolastici – la ricerca mostra che i bambini con genitori gay o lesbiche se la cavano bene come quelli con genitori omosessuali. Avere un genitore omosessuale non ha effetti sull’adattamento sociale del bambino, la riuscita scolastica o l’orientamento sessuale, dicono i ricercatori.
“L’orientamento sessuale non ha nulla a che vedere con la bontà delle cure genitoriali”, nota Amand Cerbone, PhD, che ha riesaminato le ricerche sulla genitorialità gay o lesbica come presidente del Gruppo di Lavoro sulle Famiglie Omogenitoriali e le Relazioni Omosessuali dell’American Psychiatric Association [APA's Working Group on Same-Sex Families and Relationships].



Sfidare i preconcetti

“Sfortunatamente, molte persone non sono consapevoli che trent’anni di ricerche mostrano come i figli di genitori gay o delle lesbiche sono altrettanto sani dei figli di genitori omosessuali”, nota Cerbone. Uno di questi studi, pubblicato nel 2004 in Child Development (Vol. 75, No. 6, pagine 1,886–1,898) compara un gruppo di 44 adolescenti con genitori dello stesso sesso con un numero uguale di adolescenti con genitori eterosessuali.  Tutti i partecipanti erano parte di un campione nazionale, selezionato casualmente dal National Longitudinal Study of Adolescent Health.

“Ci sono state pochissime differenze tra i bambini educati da coppie omo o eterosessuali” afferma Patterson, che ha condotto la ricerca con gli studenti Jennifer Wainright e Stephen Russel, PhD, ora professore associato di sociologia all’Università dell’Arizona. Una delle differenze tra i gruppi, che Patterson si sorprese di trovare, è stata che i figli di coppie gay o lesbiche hanno sviluppato legami più stretti con le loro scuole e i loro compagni di classe. “Comunque”, dice Patterson, “la differenza era piccolo e dovrebbe essere indagata ulteriormente.”
Lo studio di Patterson sfata il mito che i figli di genitori omosessuali abbiano problemi a sviluppare relazioni sentimentali per la mancanza di una figura paterna o materna, una preoccupazione che i giudici hanno citato creando le regole di adozione.
Un numero uguale di adolescenti da ogni gruppo ha riportato di aver avuto una relazione sentimentale nei 18 mesi precedenti. I partecipanti dei due gruppi non differivano nelle medie delle votazioni scolastiche, nei sintomi di depressione o nei livelli di autostima.

Mentre l’orientamento sessuale dei genitori nello studio di Patterson non rappresenta un predittore dell’adattamento sociale dei ragazzi, lo è la qualità della relazione con i genitori.
I ragazzi che hanno riportato relazioni affettivamente soddisfacenti con i genitori tendevano ad essere più sani psichicamente e ad avere meno problemi scolastici.
I risultati di Patterson ed altri, che hanno dimostrato che un buono stile genitoriale, non l’orientamento sessuale, porta ad una maggiore salute mentale dei bambini, può non sorprendere molti psicologi. Ciò che può sembrare più sorprendente è che i figli di coppie omogenitoriali sembrano crescere bene, nonostante vivano in un mondo che è spesso intollerante con i loro genitori.

In realtà, uno studio non ancora pubblicato di Nanette Gartrell, MD, ha scoperto che dall’età di 10 anni, circa metà dei bambini con madri lesbiche è stato oggetto di scherno omofobo da parte dei propri pari.  Questi bambini tendono a riportare livelli maggiori di stress psicologico di quelli non toccati dall’omofobia.
Ma come gruppo, il figli delle mamme lesbiche sono tanto ben adattati quanto i figli delle famiglie più tradizionali, secondo i dati del Gartell National Longitudinal Lesbian Family Stydy. “La resilienza [ la capacità di sopportare e reagire alle situazioni stressanti e alle difficoltà della vita, N.d.T] dei bambini può, in parte, derivare dagli sforzi dei genitori di proteggerli e prepararli ad affrontare l’omofobia”, dice Gartrell, professoressa di psichiatria all’Università della California, San Francisco.

“Per creare uno spazio libero dall’omofobia per questi ragazzi, le mamme hanno dovuto educare i loro pediatri e gli operatori dell’infanzia” afferma Gartrell “Esse sono attive all’interno del sistema scolastico e si assicurano che i moduli educativi nelle scuole favoriscano la diversità, incluse le famiglie GLBT. E tutto questo in più rispetto all’usuale impegno di un genitore, 7 giorni su 7 e 24 ore al giorno.”



Fonti di supporto

Molto genitori omosessuali trovano una soluzione inserendosi in reti informali di supporto sociale, nota Jane Ariel, PhD, un clinico con molti clienti gay e lesbiche, ed anche professore di psicologia al Wright Insitute a Berkley.
I genitori gay e lesbiche possono anche cercare aiuto da terapeuti per rispondere alle richieste della genitorialità ed alle domande particolari che l’essere genitori omosessuali pone. “Gli psicologi possono essere particolarmente utili se riescono a sintonizzarsi sul lavoro extra che questo implica”, afferma Ariel. I ricercatori, inoltre, possono sostenere le famiglie che affrontano queste sfide continuando a sfatare miti sui genitori gay e lesbiche ed educando la pubblica opinione con le loro scoperte, nota Cerbone.
Il supporto può anche venire nella forma di un gruppo di genitori gay che si riunisce regolarmente per socializzare, scambiarsi consigli e condividere informazioni su scuole e dottori gay-friendly, afferma Ariel.
“C’è spesso un a connessione molto forte e intima con un gruppo esteso di persone che diviene come una famiglia e ne espleta alcune delle funzioni”, dice Ariel.
I James-Hemrann si unirono ad un gruppo simile attraverso la loro chiesa Unitariana Universalista. “Circondarci di altre famiglie di papà gay è stato di enorme aiuto”, dice James.

I gruppi nazionali, come Children of Lesbians and Gays Everywhere (COLAGE) e Parents, Families and Friends of Lesbians and Gays (PFLAG) possono anche aiutare i bambini con genitori omosessuali ad imparare come trattare con l’omofobia dei pari, nota Judith Snow. Infatti, nel suo lavoro come terapeuta, Snow incoraggia i genitori omosessuali ed i loro figli a prendere parte alla rete COLAGE o a simili reti di supporto.
“Quello che questi gruppi fanno è normalizzare tutta la faccenda mostrando che I bambini non sono soli ed aiutandoli ad imparare le abilità per avere dei genitori omosessuali in un mondo omofobo”, afferma Snow. “Dall’aiutare i bambini con i compiti all’insegnare come confrontarsi con l’omofobia, essere un papà gay è un gran lavoro. Comunque, è anche un bel divertimento”, dice James.

“Vedere i ragazzi crescere e svilupparsi in quelle stupende piccole persone che sono”  afferma  “è stata un’esperienza incredibile”. I figli di gay e lesbiche possono arricchire ben più delle semplici vite dei loro genitori, afferma Gartrell. I bambini che ho intervistato sono incredibilmente maturi – non solo sono sensibili alla discriminazione verso i loro gruppi ma anche verso altri gruppi. Questo è quello che le famiglie LGBT hanno da offrire al mondo”.

 

Per approfondire

• American Psychological Association. (1995). Lesbian and gay parenting: A resource for psychologists. Washington, DC: Author.
• Ariel, J., & McPherson, D. (2000). Therapy with lesbian and gay families and their children. Journal of Marital and Family Therapy, 26, 421–432.
• Chan, R.W., Brooks, R.C., Raboy, B., & Patterson, C.J. (1998). Division of labor among lesbian and heterosexual parents: Associations with children's adjustment. Journal of Family Psychology, 12, 402–419.
• Fulcher, M., Sutfin, E.L., Chan, R.W., Scheib, J.E., & Patterson, C.J. (in press). Lesbian mothers and their children: Findings from the Contemporary Families Study. In A. Omoto & H. Kurtzman (Eds.), Recent Research on Sexual Orientation, Mental Health, and Substance Abuse. Washington, DC: American Psychological Association.
• Gartrell, N.G., Deck, A., Rodas, C., Peyser, H., & Banks, A. (in press). The national lesbian family study: Interviews with the 10-year-old children. Feminism & Psychology.
• Snow, J.E. (2004). How it feels to have a gay or lesbian parent. New York: Harrington Park Press.
• Wainright, J.L., Russell, S.T., & Patterson, C.J. (2004). Psychosocial adjustment, school outcomes, and romantic relationships of adolescents with same-sex parents. Child Development, 75, 1886–1898.

 
Per un riassunto della ricerca sulla genitorialità omosessuale, si può visitare il sito istituzionale dell’American Psychological Association all’indirizzo
http://www.apa.org/pi/parent.html 


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19 settembre 2008

Si è parlato tanto di Catania

http://sicilia.indettaglio.it/ita/comuni/ct/catania/images/catania1.jpg


direttamente dal sito di rifondazione.it:

 In questi mesi si è parlato tanto della mia città.

Catania ha guadagnato la ribalta delle cronache giornalistiche perché la giunta Scapagnini di centro-destra è riuscita nell'impresa di lasciare un vuoto di bilancio di un miliardo di euro, giunta quasi integralmente indagata per "indebite regalie" prima delle elezioni comunali, perché siamo i primi per numero di analfabeti, ma i quartultimi per vivibilità; perché i servizi sociali locali ritengono che i giovani comunisti siano un gruppo di pericolosi estremisti da cui una buona madre dovrebbe tener lontano il proprio figlio, perché le famiglie di cento ragazzi hanno impedito ai loro figli di partecipare ad una performance antimafia.

Si è parlato tanto di Catania, ma quale verità è stata raccontata?

Non certo quella del quartiere in cui abito, dove una moschea convive con gli altarini di Sant'Agata ma le cui storie di straordinaria umanità, integrazione e solidarietà non possono essere raccontate perché disoccupazione, degrado e abbandono non ti permettono neanche di gioire del bello che c'è tra la tua gente.

E come il mio ce ne sono tanti
di quartieri di cui non hai la forza di raccontare niente, perché chi dovrebbe urlare la sua rabbia ha il capo chino e la bocca chiusa di cui ha perso la speranza.

San Cristoforo
, Librino, Monte Po, Villaggio Sant'Agata sono tutti luoghi abbandonati dallo Stato che diventa entità reale solo quando deve reprimere ed arrestare, senza nessun progetto sociale, senza nessuna politica di prevenzione e di recupero.

Sono luoghi in cui la gente
è costretta a peggiorare ed incattivirsi, perché non puoi non incattivirti se i tuoi figli possono giocare solo tra le fogne a cielo aperto, se devi spacciare per lavorare e se per mangiare devi accettare l'elemosina di una classe politica corrotta e ignorante che ha costruito sulla ricattabilità della mia gente il suo potere elettorale.

Allora vorrei provare a raccontarla la verità di una città al buio perché non si può più permettere un'illuminazione pubblica, in cui i lavoratori delle cooperative sociali non vengono pagati da otto mesi, così come per mesi non sono stati pagati i netturbini e gli altri dipendenti comunali, e in cui le scuole vengono sfrattate perché il comune non paga gli affitti. Bisogna raccontare una verità troppo scomoda per tanti, scomoda innanzi tutto per chi da sempre ha governato Catania. I cavalieri del lavoro come Ciancio e Virlinzi e il potere mafioso diventato istituzione grazie ai suoi partiti di riferimento. DC ed MSI prima, e ora Forza Italia, An, l'UDC e il Movimento per l'Autonomia sono da sempre i padroni di Catania e delle vite dei suoi abitanti. Sono quei partiti che hanno consegnato i consigli di quartiere ai criminali, che hanno saccheggiato il denaro pubblico, che hanno fondato sugli appalti il loro potere di scambio con le imprese mafiose, che attraverso le partecipate del comune e della provincia ( multiservizi e publiservizi) ideate con la falsa promessa di assumere i lavoratori delle tante realtà produttive in crisi (Cesame e Conad ad esempio) nel nostro territorio, hanno costruito un enorme bacino clientelare. Sono quelle stesse forze politiche che ora non riescono neanche a mantenere le promesse fatte ma che non si preoccupano di essere travolte dalla protesta e dalla lotta perché hanno saputo annientare la coscienza critica della gente.

Gli esponenti politici
di Forza Italia, AN, UDC, Movimento per l'Autonomia, grazie anche all'internità dei peggiori poteri criminali, hanno infatti un controllo capillare del territorio.

Patronati e sedi di partito sono i luoghi in cui nei quartieri popolari viene controllata la vita della gente, i luoghi dell'elemosina data per centinaia di voti, i luoghi nei quali si materializza uno sfruttamento al quale non ti puoi opporre. Per lottare devi poter sperare di riscattare la tua dignità di uomo e di cittadino, ma se puoi essere comprato con un pacco di spesa è difficile sperare. Questa verità è scomoda anche per un centro sinistra che ha abbandonato Catania per partecipare alla spartizione del potere, per essere beneficiario dell'ultima fetta di torta disponibile che puoi gustare solo se sei complice, connivente e comodo avversario silenzioso in una sfida mai veramente cominciata. È stata infatti la giunta Bianco a non approvare il piano regolatore, previsto nel progetto Cervellati, che avrebbe potuto frenare le speculazioni edilizie; è stata quella giunta a regalare gran parte delle risorse del progetto Urban alle università con l'idea malsana di trasformare i quartieri popolari del centro in quartieri universitari cacciando gli originari abitanti verso le periferie e a sprecare i fondi stanziati per combattere la dispersione scolastica.

Ora è sempre il PD che si sottrae a qualunque opposizione istituzionale per occupare qualche strategico posto di potere e che continua a cercare alleanze oltre i confini di quella che fu L'Unione con la speranza di diventare protagonista di un nuovo progetto politico bipartisan che veda magari come interlocutori privilegiati l'Mpa di Lombardo e l'Udc di Cuffaro.

Questa purtroppo è Catania, città estremamente libertaria e famosa per la sua movida, in cui ogni divertimento è lecito ed ai giovani è concesso fare tutto purché non si ribellino, purché non lottino per la dignità e il riscatto della loro città. Catania, città in cui i figli di una borghesia corrotta e parassitaria si dividono tra i rampolli di una nuova classe dirigente spregiudicata e senza scrupoli e i militanti dell'estrema destra, mentre i figli di un sotto-proletariato nato dalla disoccupazione e dal degrado, accecati dai peggiori modelli del moderno consumismo, sono sempre più vittime di un sistema di esclusione sociale al quale rispondono con rabbia, violenza ed autodistruzione.

Allora se a Catania si ha paura anche di danzare contro la mafia, se nei quartieri si costruiscono commissariati ma si sfrattano scuole elementari e medie, se la gente ogni giorno di fronte al palazzo comunale, simbolo di un potere illegittimo e di un'oppressione silenziosa, urla la propria disperazione è anche perché per troppo tempo non si è detta la verità. Noi, la mia comunità politica, e non solo politica, lo abbiamo sempre fatto a Catania come in ogni più piccolo paese della Provincia in cui giovani compagne e compagni, durante comizi in piazze attonite di fronte al coraggio della denuncia pubblica, guardano in faccia i sindaci mafiosi che vorrebbero intimorirli solo con la loro presenza.

Così dobbiamo solo continuare a lottare e a denunciare la verità di una terra stanca di subire. La forza e il coraggio ce li daranno le nostre idee, l'entusiasmo per un partito che vogliamo rilanciare, l'unione fraterna nelle lotte con le compagne e i compagni che non sono nel partito ma nei collettivi, nei centri sociali, in centri popolari di quartiere come l'Iqbal Masih e il Gapa o in associazioni GLBT come l'Open Mind; e ce li daranno storie bellissime da raccontare come quella di Mirko che nonostante tutto è ancora con noi a militare, come quelle delle madri dell'Andrea Doria, dei braccianti, dei precari e dei lavoratori licenziati con i quali abbiamo lottato, occupato e sperato, come quelle della gente del mio quartiere, che prega davanti ad un altarino di Sant'Agata e che sorride a chi prega in una moschea.

 
Pierpaolo Montalto,
segretario provinciale di Rifondazione Comunista Catania


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12 settembre 2008

Il successo di Dolores e Lucha

http://www.oasidelpensiero.it/immagini_blog/speranza1.jpg


Venerdì 5 settembre, si è tenuta un´udienza inedita nello stato di Chihuahua nell´ambito del NUOVO SISTEMA DI GIUDIZIO PENALE .
 
Dolores Tarín sopravvisuta a femminicidio e la sua avvocata Lucha Castro del Centro de Derechos Humanos de las Mujeres si sono scontrate con la Procura dello Stato (Pubblico Ministero) che aveva presentato una richiesta al Giudice di Garanzia perchè sostituisse al giudizio orale, un giudizio abbreviato; in tal caso il sicario si dichiara colpevole e in cambio ottiene il beneficio della pena minore per il delitto commesso, situazione che avremmo preso in considerazione anche noi, se il sicario avesse fornito sufficienti informazioni al fine di processare l´autore intellettuale che è fuggito dalla città senza lasciare traccia e rispetto al quale il PM non ha mai fatto indagini.
 
Si suppone che il PM rappresenti gli interessi della società e presenti l´accusa  a nome della vittima. L´aspetto inedito del caso è stato che il dibattito si è tenuto tra il PM da un lato e la vittima e la coadiuvante dall´altro!!!!! Con il PM che insisteva per fare un procedimento abbreviato e la vittima e la coadiuvante che esigevano un giudizio orale.
 
Il giudice, l´imputato e i suoi avvocati non credevano alle loro orecchie nell´ascoltare il PM che contraddiceva apertamente la coadiuvanza e segnalava ripetutamente che non si trattava di un delitto di genere; che non era un caso emblematico; che non dava luogo ad applicazione degli accordi internazionali CEDAW e BELEM DO PARA, sui quali si basava la petizione della coadiuvanza che esigeva il giudizio orale.
 
Prima di accettare il giudizio abbreviato, il giudice doveva decidere come risolvere questa situazione che si presentava per la prima volta nello stato, cioè la manifestazione di aperto contrasto manifestatosi fra la vittima e il PM che si suppone la dovesse rappresentare. Gli argomenti della vittima e della coadiuvante hanno avuto successo. Il giudice ha negato il procedimento abbreviato e autorizzato che si realizzi prossimamente IL GIUDIZIO ORALE.
La sala è risultata insufficiente a contenere tutto il pubblico che cercava di entrare; all´esterno uno striscione dichiarava la "chiusura" del Nuovo Sistema di Giustizia Penale per violazione dei Diritti Umani delle donne; studenti di diritto che seguivano altri processi orali si sono uniti a questo processo chiedendo consulenza al CEDEHM; le guardie del luogo chiedevano scusa ai partecipanti per l´atteggiamento del PM., infine si può dire che è stata una giornata di successo.

Ringraziamo le organizzazioni e le persone che sono state con noi, che hanno diffuso i nostri comunicati e che ci hanno sostenuto.
 
 
Centro de Derechos Humanos de las Mujeres

Lic. Luz Esthela Castro Rodríguez
Coordinadora del Centro de Derechos Humanos de las Mujeres A.C.
Avenida Juárez Número 4107 Col. Centro
Chihuahua, Chih, Mèxico.
Página Web:  www.cedehm.org
Tel 00 52 (614 ) 4 15 41 52 Cel. 00 52 (614) 1 42 03 52


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30 agosto 2008

Pio La Torre ucciso due volte

 


Ragusa, 27 Agosto 2008

La giunta comunale di Comiso, in provincia di Ragusa, ha deciso di cambiare l'intitolazione dell'aeroporto.
Pio La Torre lascerà il posto al generale dell'aeronautica Vincenzo Magliocco, caduto in Africa orientale nel 1936. "Come annunciato in campagna elettorale - ha dichiarato il sindaco di centrodestra Giuseppe Alfano - abbiamo ripristinato la denominazione dell'infrastruttura che ere stata intestata a Magliocco fin dalla sua costruzione avvenuta fra il 1937 e il 1939".

Il 30 aprile dello scorso anno lo scalo siciliano era stato intitolato a Pio La Torre, proprio in occasione del venticinquesimo anniversario del suo assassinio avvenuto a Palermo nel 1982 per mano della mafia. Nell'agguato perse la vita anche il collaboratore del segretario regionale del Pci, Rosario Di Salvo.

Il sindaco Alfano, eletto appena un mese fa, ha assicurato che "il provvedimento non vuole porre assolutamente in discussione la figura e gli straordinari meriti di Pio La Torre. Riteniamo tuttavia più giusto conservare una denominazione che fa parte da più di mezzo secolo della memoria collettiva della città".

"Vincenzo Magliocco - ha spiegato Alfano - fu anche docente di materie giuridiche all'Università di Palermo, prima di distinguersi nella guerra di Etiopia. E' quindi personaggio di grande rilievo di cui ci sembrava ingeneroso cancellare il ricordo. D'altra parte, come rileva un sondaggio effettuato a suo tempo sul sito web
dell'amministrazion
e comunale, l'intitolazione a La Torre aveva riscontrato scarso gradimento fra i cittadini".

"Fa parte di un'antica consuetudine siciliana uccidere le persone due volte: prima fisicamente e poi nella memoria". Questo il commento dell'ex sindaco di Comiso, Pippo Digiacomo, oggi parlamentare regionale del Pd. Era stato lui ad intitolare lo scalo a Pio La Torre. "Vincenzo Magliocco - aggiunge Digiacomo - è il vecchio nome dell'aeroporto militare e non c'entra nulla con la nuova destinazione civile dello scalo. Inoltre, e non è una considerazione secondaria, anche su Comiso, oltre che su Sigonella, La Torre fece le sue grandi battaglie pacifiste".

Da qualche settimana sembra che la battaglia politica in Sicilia si giochi sulle targhe delle vie e degli edifici pubblici. Dopo il revisionismo antigaribaldino ora è il turno di Pio La Torre, cancellato a tempo di record dallo scalo di Comiso, dopo appena un mese dalle elezioni che hanno dato la vittoria ad Alfano.

Il nome di Pio La Torre gode di "scarso gradimento" tra i cittadini e evidentemente non garantisce grande appeal promozionale: "In vista dell'imminente operatività dell'aeroscalo - ha spiegato infatti il sindaco - è nostra intenzione affiancare quanto prima tramite un concorso pubblico di idee al nome di Magliocco un toponimo che serva a reclamizzare e a promuovere il nostro territorio".



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9 agosto 2008

L'atroce fine di Samantha

La vittima, il trans  «Samantha» (Emmevì)










MILANO
- «Mai vista una violenza simile. Il loro racconto è peggio di Arancia meccanica».
Persino i poliziotti della Squadra Mobile, pure abituati a casi del genere, sono rimasti sconvolti. E hanno usato queste parole per descrivere l'omicidio di Samantha, all'anagrafe Gustavo Rangel Brandau, transessuale brasiliano di 30 anni, in Italia da tre senza permesso di soggiorno. Samantha, presa di mira forse perché la più esile e indifesa del gruppo dei trans di via Novara, è stata uccisa dopo aver subito violenze terrificanti da parte di due ragazzi, che hanno confessato tutto. Gli arrestati sono un marocchino di 17 anni (con precedenti per droga e reati contro il patrimonio, «rimbalzato» molte volte tra una dozzina di istituti e da quattro mesi affidato a «Comunità Nuova»), e un italiano di 19, Davide Giuseppe Grasso detto Peppe, originario di Catania e abitante a Rozzano nel Milanese, disoccupato e già noto alle forze dell'ordine.

Due «balordi», che non si sono ancora resi conto della gravità di quello che hanno fatto e non hanno dato segni di pentimento. Probabilmente erano sotto l'effetto della droga, ma neppure questo può spiegare un'esplosione di violenza così efferata contro una persona indifesa, con l'unico torto di aver rifiutato loro una prestazione sessuale gratuita. Non poteva permetterselo, Samantha: metteva da parte i soldi per il papà malato, in Brasile. Il papà che non sapeva nulla, che la pensava felice, a lavorare come parrucchiera.



LA NOTTE BRAVA
- Secondo le ricostruzioni della polizia e le confessioni degli arrestati, la notte del 29 luglio i due giovani, dopo aver rubato una Ford Escort e probabilmente assunto stupefacenti, si sono diretti in via Novara, zona frequentata da transessuali. Hanno abbordato una coppia di trans brasiliani, Paola e Samantha, cercando di ottenere un rapporto sessuale senza pagare. Al rifiuto è nata una lite: Paola è riuscita a fuggire, mentre Samantha è stata bloccata, picchiata, presa di peso e gettata nell'auto. Qui è stata ripetutamente colpita, ma è riuscita a scendere. Ripresa, è stata caricata nuovamente sull’auto, sotto l’occhio elettronico di una telecamera di sicurezza del Comune che ha ripreso la scena.


POCHI SPICCIOLI - Quando i giovani hanno capito che nella colluttazione Samantha aveva perso la borsetta sono tornati indietro e l'hanno raccolta dal marciapiede. Volevano i soldi, ma nella borsa c'erano pochi spiccioli, così i due hanno ricominciato a infierire sulle vittima a pugni e coltellate. Le ultima parole di Samantha sarebbero state: «I soldi sono dietro un albero in via Novara». Erano 60 euro: il prezzo di una vita. I due, cominciando a rendersi conto della situazione, hanno rinunciato a recuperarli.


IL MASSACRO - In auto hanno imboccato la tangenziale Ovest in direzione Sud, mentre Samantha, con il volto tumefatto, perdeva copiosamente sangue da diverse ferite, inondando l'abitacolo dell'auto. Questo non ha fermato i due aguzzini, che in quelle condizioni l'hanno violentata. Lei ha tentato un’ultima volta di fuggire, è uscita dall’auto in tangenziale ma è stata immediatamente raggiunta e rimessa a forza sulla Escort. Qui altre botte, altri fendenti: fino alla fine.


«ANCORA VIVA» - Secondo il racconto di uno degli aguzzini, quando l'hanno lasciata Samantha era ancora viva. L'altro ragazzo ha dato una versione diversa: sarà ora l’esame autoptico a dare il responso definitivo. Viva o morta, hanno deciso di abbandonarla all’altezza del km 9,2 della tangenziale. Poi sono tornati in città, hanno abbandonato la Escort in via Maffeo Bagarotti, poi hanno rubato un altro veicolo.

«È uno dei delitti più efferati che mi sia mai capitato in 20 anni di professione - ha affermato Francesco Messina, capo della Squadra mobile di Milano -. Il loro racconto è peggio di Arancia meccanica».


«TANTO SANGUE» - Paola, sotto shock dopo aver visto portare via l'amica a forza, è riuscita a chiamare la polizia dal cellulare. Ha avuto molto coraggio, considerando che è in Italia da clandestina. L'1 agosto ha sporto denuncia al commissariato Bonola. La Ford Escort rubata è stata rinvenuta da una volante intorno alle 7.30 del 29 luglio. L’interno dell’auto era completamente invaso di sangue: «Una scena raccapricciante, ce ne saranno stati almeno due litri», rivela un investigatore. I filmati delle telecamere del Comune in via Novara e le impronte trovate dalla Scientifica sulla portiera della Escort hanno permesso di risalite al minorenne di origine marocchina, che è stato fermato dagli agenti mentre, la sera, stava rientrando in comunità.


LA CONFESSIONE
- Durante un interrogatorio durato oltre sette ore il 17enne ha confessato, rivelando dov'era stata abbandonata la vittima e fornendo elementi utili per rintracciare il suo amico e complice. Il corpo di Samantha è stato rinvenuto dalla polizia «in condizioni pietose e in avanzato stato di decomposizione». Intorno all’1.30 del 6 agosto gli agenti fermano Davide «Peppe» Grasso nella casa di Rozzano dove vive con la madre. Di fronte alle evidenze, il 19enne non ha potuto fare altro che confessare, ma come il suo socio non ha mostrato alcun segno di pentimento. I due giovani sono accusati di sequestro di persona, rapina, violenza sessuale di gruppo e omicidio.

08 agosto 2008

(tratto da www.corriere.it)


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23 luglio 2008

Bimba affidata anche al papà gay


 

MILANO — Hanno avuto una figlia, che oggi ha dieci anni, sono rimasti sposati per otto, poi si sono separati perché lui si è reso conto di avere inclinazioni gay. Adesso il tribunale di Bologna ha deciso l'affidamento condiviso: la piccola potrà stare sia con la madre sia con il papà, dichiaratamente omosessuale perché «sono del tutto indimostrate le affermazioni circa la presunta inadeguatezza del padre» scrivono i magistrati.

«È uno dei primi provvedimenti del genere in Italia» annuncia l'avvocato Rita Rossi, che ha tutelato il padre. «È un altro segno di civiltà giuridica ». «Una piccola ma significativa vittoria che fa ben sperare per simili prossimi provvedimenti » spiega in una nota il Circolo Mieli di Roma. Per Paola Concia (Pd) «la sentenza è molto importante per tutti i gay e le lesbiche genitori, che aspettano tutele giuridiche». Secondo il presidente onorario dell'Arcigay, Franco Grillini, la decisione di Bologna «non è solo positiva, ma dovrebbe essere scontata in qualunque Paese che si rispetti».

In un primo momento la bambina era stata affidata alla madre che però, a un certo punto, avrebbe creato ostacoli all'ex marito che vedeva sempre più raramente la figlia. Da qui la decisione di chiedere l'affidamento condiviso. La donna si era opposta, sostenendo che il padre era inadeguato alle esigenze della bambina, e si era detta anche molto contraria a una loro vacanza all'isola di Samos perché, secondo la donna, è frequentata da omosessuali e temeva che la figlia potesse vedere persone dello stesso sesso scambiarsi tenerezze.

Il tribunale di Bologna ha invece dato il via libera anche alla vacanza. «Il semplice fatto che uno dei due genitori sia omosessuale non giustifica — e non consente di motivare — la scelta restrittiva dell'affidamento esclusivo» concludono i giudici.

(da Il Corriere della Sera)


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10 giugno 2008

Aggressione omofobica a Napoli




da Repubblica:

NAPOLI - Li hanno additati come gay, e a una loro reazione non hanno esitato a pestarli a sangue. Il fatto è accaduto l'altra sera su un treno della Circumvesuviana della linea Napoli-Sorrento, all'altezza di Portici, nel napoletano.

Due ragazzi - di 24 e di 27 anni - hanno dovuto far ricorso alle cure dei sanitari per le botte subite e uno di loro, come riferiscono oggi alcuni organi di stampa, ora rischia il distacco della retina. Entrambi vittime prima delle invettive, poi dei calci e pugni sferrati in pieno volto.

Autori dell'aggressione, alcuni ragazzi (una decina), che a una successiva stazione della Circumvesuviana si sono dileguati rapidamente. Le due vittime, che hanno presentato denuncia in questura, si dicono sconvolte anche dalla totale mancanza di solidarietà da parte degli altri passeggeri. Una completa indifferenza, malgrado il vagone in cui è avvenuto il pestaggio fosse affollato. Ma risalire agli aggressori potrebbe non essere particolarmente difficile: tutte le stazioni della circumvesuviana sono dotate di impianto di videosorveglianza a circuito chiuso.


da Adnkronos:

"SIETE GAY", 2 RAGAZZI PESTATI A SANGUE IN CIRCUMVESUVIANA
UNA DELLE VITTIME:  ERANO IN DIECI E NON LA SMETTEVANO PIU

Roma, 7 giu. - (Adnkronos) - "E' accaduto tutto in pochi attimi. Ero con alcuni amici, forse vestiti in modo eccentrico, tanto che subito ci hanno additato come gay. Sappiamo comportarci in questi casi e abbiamo lasciato il vagone. Solo che uno di loro ci ha seguito e ha cercato di cinturarmi, io ho reagito e sono volati schiaffi e pugni. Un crescendo. Lo ripeto, non si fermavano mai, continuavano a sferrare calci al volto, anche se neppure riuscivamo più a difenderci".

Lo dichiara in un'intervista a Il Mattino D.N., 24 anni, uno dei due ragazzi che hanno raccontato di essere stati aggredito in uno dei vagoni della Circumvesuviana, sulla linea Sorrento-Napoli. Un pestaggio, secondo quanto riferisce il quotidiano diretto da Mario Orfeo, "ricostruito in una denuncia delle due vittime, due ragazzi di 24 e 27 anni" e che sarebbe stato compiuto da una decina di ragazzi, "tutti napoletani, età media vent'anni".

"Mi ha fatto male registrare l'indifferenza delle persone che erano con noi sul treno - prosegue la vittima - quelli erano in dieci e ci picchiavano, però nessun altro viaggiatore è intervenuto. La carrozza era gremita, quando ho ripreso coscienza ho visto che non c'era più nessuno. Come si fa a rimanere inermi di fronte a tanta violenza?".

"E' intervenuta la polizia - spiega il giovane - che è stata contattata dalla stessa Circum. Ci hanno portato in ospedale e dopo le visite, ne avrò per quindici giorni, ho preteso di sottoscrivere un lungo verbale di denuncia". Ora, la vittima del pestaggio, attore impegnato in teatro anche come responsabile casting, si aspetta "che la polizia arresti quei dieci mostri. Se esiste un videocontrollo non sarà impossibile: hanno i loro volti, li devono arrestare".


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5 giugno 2008

Fallen Angel




Il fumetto senza precedenti che ha travolto la Spagna con l'humor più selvaggio, l'azione più trepidante e le battaglie più sorprendenti, in una serie piena di bei ragazzi pronti a perdere i vestiti con estrema facilità.

In prima traduzione mondiale, i FALLEN ANGELS sono qui!

http://angeligay.blogspot.com/


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31 maggio 2008

Chiude LambdaIstanbul

http://magazine.voiaganto.it/img/istanbul.jpg


Chiude LambdaIstanbul, unica associazione gay della Turchia. Essere gay in quella nazione non è reato ma gli unici locali sono a Istanbul e gli omosessuali non sono ben visti


dal sito di www.gay.it


Un tribunale turco ha deciso oggi la chiusura dell'unica associazione per i diritti degli omosessuali esistente in Turchia dopo che il pubblico ministero aveva sostenuto che l'organizzazione aveva violato le leggi sulla protezione della famiglia e sulla moralità pubblica. Lo ha riferito l'agenzia Anadolu precisando che il verdetto è stato emesso da un tribunale del quartiere di Beyglou, nel centro di Istanbul, nei confronti del gruppo LambdaIstanbul, fondato nel 1993, noto anche per l´organizzazione dell´annuale Gay Pride di Istanbul.

Altre volte in passato c'erano state minacce di chiusura delle associazioni gay o tentativi di bloccare eventi o manifestazioni, ma l'ultimo tentativo del Governo di Istanbul è stato quello di appellarsi all´Alta Corte di Giustizia che oggi ha accettato la richiesta di procedura contro l'associazione.

Tre anni fa il vicegovernatore di Ankara aveva chiesto la chiusura di un'altra associazione, Kaos, cui aderivano gli omosessuali di sesso maschile e femminile residenti nella capitale turca, invocando l'applicazione di una norma che proibisce le associazioni "contrarie alla legge ed alla morale". Ma il procuratore di Ankara aveva respinto la richiesta.

A differenza degli altri Paesi musulmani, in Turchia l'omosessualità non è un reato, ma è circondata da una diffusa riprovazione sociale con l'eccezione dei quartieri europei di Istanbul, dove esistono vari luoghi di ritrovo riservati agli omosessuali, senza che ciò susciti scandalo. Non esistono comunque leggi per la protezione degli omosessuali dalla discriminazione.


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23 maggio 2008

Sicurezza: più che un pacchetto è un pacco, la camorra ringrazia











Sicurezza: più che un pacchetto è un pacco, la camorra ringrazia

di Alessandro Robecchi.


Il governo Berlusconi ha varato il paccchetto sicurezza, un aiuto concreto alla camorra che tanto ha fatto per compiacere la Lega sulla questione dei rom. Più che un pacchetto è un pacco. Ecco perché.

Uno. Con il disegno di legge che tenta di introdurre il reato di clandestinità, in Italia ci sarebbero tra i 700.000 e il milione di clandestini che diverrebbero a tutti gli effetti latitanti. Non basteranno i poliziotti e i carabinieri, che verranno distratti da altri compiti, come ad esempio la sicurezza del cittadino.

Due. Se i clandestini diventano delinquenti automaticamente chi li aiuta, li fa lavorare, li assiste, dalla Caritas ai vecchietti con la badante non in regola diventano imputabili del reato di favoreggiamento. I latitanti diventano così un paio di milioni.

Tre. Carceri, questure e tribunali saranno travolti da un (presunto) reato di massa, la giustizia lentissima sarà ancora più lenta e questo piace a chi ha fatto di tutto nella vita per rallentare i propri processi, come per esempio Silvio Berlusconi.

Quattro. Inventare il reato di immigrazione clandestina favorisce oggettivamente chi delinque e penalizza chi lavora e cerca di regolarizzarsi, altra mano d´opera a basso costo per i poteri criminali, mafia e camorra.

Cinque. Il pacchetto sicurezza - un po´ varato per decreto e un po´ trasformato in visionario disegno di legge - costerebbe al Paese tra i 40 e i 50 miliardi di euro, quasi il doppio della manovra finanziaria minacciata da Tremonti.

Sei. Il paccchetto sicurezza è un pacco che serve essenzialmente a rispondere alla campagna mediatica delle tivù di Berlusconi che ha creato paura nel Paese per far vincere le elezioni a Berlusconi.

Nella foto, delinquenti italiani del secolo scorso.


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12 maggio 2008

TREVISO. CORTEO VIETATO AL GAY PRIDE

 


Piazza negata al gay pride trevigiano. Il Comune ha infatti concesso solo Piazza Vittoria o, in alternativa, i Bastioni San Marco al «tavolo 17 maggio», che stava organizzando la seconda edizione del kissing day, prevista per sabato prossimo, dopo l’happening dell’estate scorsa davanti a Ca’ Sugana. Ieri mattina in piazza Borsa Ubik Lab, forum dei giovani di Sinistra e il circolo gay-lesbo Queerquilia hanno attaccato l’amministrazione comunale, proprio mentre dalla parte opposta della strada, in largo Totila, Forza Nuova organizzava il proprio banchetto esponendo lo striscione «La vera rivoluzione sessuale è la famiglia tradizionale». Il tutto, naturalmente, sotto gli occhi di Digos e carabinieri, che hanno presidiato corso del Popolo per evitare che qualche cane sciolto o addirittura il branco si lasciasse andare a provocazioni. «A noi negano strade e banchetti, gli altri invece si possono permettere di contestare la nostra manifestazione ancor prima del suo svolgimento - attacca Marco Scolese della Sinistra l’Arcobaleno - Ca’ Sugana continua a dimostrare che per chi la pensa in modo diverso non c’è spazio. Poi ci hanno negato le strade principali per la manifestazione contro l’omofobia, hanno proposto solo piazza della Vittoria o i Bastioni, troppo isolate per le nostre esigenze».

Forza Nuova e la Sinistra si sono soltanto «sfiorate», i due banchetti sono stati montati in momenti diversi della giornata, ma la tensione è rimasta alta. «Non ci dimentichiamo che anche a Treviso i pestaggi non mancano - riprende Scolese - e che solo pochi giorni fa Nicola Tommasoli è morto dopo un raid neofascista. Anche per questo abbiamo deciso di far slittare la manifestazione di una settimana». Il kissing day troverà spazio in città il 24 maggio, sette giorni in ritardo rispetto al previsto: sabato prossimo anche i trevigiani saranno a Verona per il corteo organizzato in memoria di Tommasoli contro qualsiasi tipo di violenza. «Siamo città gemelle da questo punto di vista, la tensione a Treviso è innegabile. Noi saremo a Verona, poi loro verranno a manifestare per i diritti degli omosessuali. Ma il Comune ci vuole impotenti, senza spazi non possiamo organizzarci». (m.g.)
 

Fonte: Gaynews


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3 maggio 2008

Lombardo, In rete il libro dei favori




CATANIA - Ci sono richieste di lavoro, avanzamento di carriera, trasferimento di sede, assegnazione di incarichi e consulenze. C’è persino chi chiede una mano per poter superare l’esame all’Università oppure per sostenere l’audizione al Teatro Massimo. Un esercito sconfinato di questuanti che provvede direttamente inviando un «pizzino» dove indica nome, cognome e richiesta oppure per il tramite di «un amico» che in genere è un deputato, un uomo dell’apparato, un semplice portaborse. Il risultato è una miniera di nomi, indirizzi, numeri di telefono e soprattutto favori accordati o in via di soddisfacimento. Benvenuti nel «data-base » dell’uomo più potente di Sicilia, il neo governatore Raffaele Lombardo.

Proprio nel giorno in cui si insediava a Palazzo d’Orleans qualcuno è riuscito a entrare in possesso di una cartella zippata con centinaia di file in cui sono contenute tutte le richieste di favori e non solo, indirizzate direttamente al leader dell’Mpa oppure ai suoi più stretti collaboratori. Un documento eccezionale, una sorta di libro mastro del «sistema Lombardo » che rischia di deflagrare proprio ad avvio dell’esperienza del governatore siciliano. Chi è riuscito a violare questa «enciclopedia delle clientele» giura che è stato per puro caso come ha raccontato sul settimanale «Centonove». «Può capitare di tutto nella vita —scrive il misterioso segugio — anche di cercare su emule Pinnacle 10 e 11 dei video ed incontrare un file zippato, scaricarlo e trovarci dentro tutta questa roba».

Per gli appassionati della materia non è fantascienza e tutto lascia pensare che il «libro mastro » sia diventato un libro aperto per imprudenza. A meno di non voler fantasticare su complotti e veleni. Il materiale è organizzato in maniera molto semplice ed ha tutto il sapore di un brogliaccio, cioè di una brutta copia di un data-base ufficiale. Comunque c’è quanto basta per capire come funziona e come sia capillare il sistema clientelare di Lombardo. Ci sono le richieste singole tipo: «mi chiamo... ho un contratto di sei mesi... chiedo il tempo indeterminato». Oppure: «Sono il dott... c’è un concorso per due posti in chirurgia generale a Siracusa...». Una signora chiede di essere aiutata per la preiscrizione della figlia alla scuola materna.

Ma la parte più compromettente è quella intestata a deputati o uomini dell’apparato. Per ognuno di loro ci sono dei fogli excel dove sono convogliate le richieste di favori: al solito sono indicati i riferimenti del cliente, la richiesta, il nome del segnalatore e di chi si deve prodigare, l’esito della pratica. E qui c’è roba di un certo peso: consulenze, incarichi e appalti. Sono intestate a vari settori: dai lavori pubblici, al turismo, alla sanità. In quest’ultima si può trovare persino una signora che chiede aiuto perché in lista d’attesa per il trapianto di reni.



Dal Corriere della Sera del 30 aprile 2008


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